IL CONSUMO DI CARNI ROSSE, PEGGIO SE PROCESSATE, ACCORCIA LA VITA

È noto che il consumo di carni rosse si associa a un aumentato rischio di diabete di tipo 2, di malattie cardiovascolari, di alcune forme di tumore (come il cancro del colon retto) e a una ridotta aspettativa di vita. Il rischio aumenta ulteriormente se si consumano carni rosse processate (es. salumi, hot dog, salsicce). Alcuni studi hanno associato il consumo di carni processate anche a un aumentato rischio di broncopatia cronica ostruttiva (BPCO), scompenso cardiaco, ipertensione e malattie neurodegenerative. Associazioni evidenziate da studi osservazionali, con tutti i limiti di questa tipologia di studi, ma che hanno tuttavia una plausibilità biologica, visto che le carni rosse e processate sono ricche di grassi pro-aterosclerotici (i grassi saturi), cancerogeni potenziali (es. idrocarburi aromatici policiclici e ammine eterocicliche), sodio e conservanti.
Per confermare l’esistenza di un’associazione tra variazioni nel consumo di carni rosse e mortalità nei due sessi, un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Nutrizione della Harvard School of Public Health (Boston, Usa) ha esaminato i dati relativi a due grandi studi prospettici: la coorte di 53.553 donne del Nurses’ Health Study e quella di 27.916 uomini dell’Health Professionals Follow-up Study. Endpoint principale dello studio era la mortalità.
Durante il follow-up di 1,2 milioni di anni-persona, sono stati registrati 14.019 decessi; 8.426 nel Nurses’ Health Study, 5.593 nell’Health Professionals Follow-up Study. Un aumento nel consumo di carni rosse rilevato nel corso di 8 anni è risultato associato a un più elevato rischio di mortalità nei successivi 8 anni, tanto negli uomini che nelle donne.
Un aumentato consumo di almeno mezza porzione di carni rosse al giorno è risultato associato ad un rischio di mortalità maggiorato del 10% (per le carni processate +13%, per le carni rosse non processate +9%). Una riduzione del consumo di carni rosse, processate e non, pari ad almeno mezza porzione al giorno, non ha prodotto per contro una riduzione del rischio di mortalità. Ma una riduzione del consumo di carni rosse, compensata da un contemporaneo aumento di frutta a guscio, pesce, pollo, latticini, uova, cereali integrali o vegetali, era associata a una riduzione del rischio di morte.
“Questi risultati – commentano gli autori dello studio – suggeriscono dunque che un cambiamento delle fonti di proteine alimentari e un aumentato consumo di cibi di origine vegetale può aumentare la longevità”.

Brit Med J (IF=27.604) 365:l2110,2019

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