COS’È L’IPERTENSIONE?

La pressione arteriosa è la forza con cui il sangue viene spinto dal cuore nel circolo sanguigno. A ogni battito del cuore, il sangue esce dal ventricolo sinistro attraverso la valvola aortica, passa nell’aorta, e si distribuisce in tutte le arterie. Quando il cuore si contrae e il sangue passa nelle arterie, si registra la pressione arteriosa più alta, detta ‘sistolica’ o ‘massima’; tra un battito e l’altro il cuore si riempie di sangue e all’interno delle arterie si registra la pressione arteriosa più bassa, detta ‘diastolica’ o ‘minima’. La pressione arteriosa si misura a livello periferico, usualmente al braccio sinistro, e viene espressa in millimetri di mercurio, con due numeri che indicano la pressione sistolica e diastolica.

La classificazione delle Società Europee dell’Ipertensione e di Cardiologia è relativamente complessa e identifica stadi diversi di ipertensione (Tabella): si considera ‘ottimale’ una pressione sistolica inferiore a 120 mmHg con una pressione diastolica inferiore a 80 mmHg, mentre vengono considerati “normali” valori di pressione sistolica tra 120 e 129 mmHg e/o di diastolica tra 80 e 84 mmHg. Per valori di pressione sistolica tra 130 e 139 mmHg e/o di diastolica 85 e 89 mmHg si parla di pressione “normale alta”, una condizione che non si può ancora definire ipertensione arteriosa, ma che predispone l’individuo a divenire iperteso con il passare degli anni (viene anche definita “pre-ipertensione”). Valori di pressione sistolica superiori a 140 mmHg e/o di diastolica superiori a  90 mmHg definiscono una condizione di IPERTENSIONE ARTERIOSA, che può essere distinta in tre gradi di gravità. Si parla infine di ipertensione ‘sistolica isolata’ in presenza di un aumento della sola pressione sistolica (cioè ≥ 140 mmHg), con valori di diastolica inferiori a 90 mmHg; è una condizione tipica dell’anziano. L’ipertensione è un fattore di rischio maggiore per l’insorgenza di ictus, infarto del miocardio, aneurismi, arteriopatie periferiche, insufficienza renale cronica, retinopatia, decadimento cognitivo e più in generale disabilità, e pertanto la pressione arteriosa deve essere tenuta costantemente sotto controllo.

L’ipertensione arteriosa si distingue in ipertensione primaria e secondaria. Solo nel 4-5% dei soggetti ipertesi l’ipertensione è secondaria a cause identificabili o note, come malattie endocrinologiche o renali, mentre nel 95% dei casi l’ipertensione è primaria o “essenziale”,  cioè senza una causa specifica e identificabile. La familiarità, il sovrappeso, la sedentarietà e una dieta ricca di sale possono contribuire allo sviluppo di un’ipertensione primaria.

L’ipertensione arteriosa è una condizione quasi sempre asintomatica, anche se elevati valori pressori spesso si associano a cefalea, sensazione di “testa pesante”, una certa instabilità posturale. Vere e proprie crisi ipertensive si associano invece a sintomatologia cardiovascolare come il dolore toracico, dispnea (cattiva respirazione) e sudorazione fredda. La prevalenza di ipertensione arteriosa è molto elevata nelle popolazioni occidentali e aumenta all’aumentare dell’età. In Italia si stima che almeno 15 milioni di individui siano ipertesi. Solo la metà di essi ne è consapevole. Controllare regolarmente la pressione arteriosa e mantenerla a livelli ottimali attraverso l’adozione di uno stile di vita sano (vedremo domani come), e assumendo specifiche terapie quando necessario, secondo l’indicazione del medico curante, è fondamentale per prevenire eventuali danni di un’ipertensione cronica a carico del cervello, del cuore, delle arterie e dei reni.

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