RIGIDITÀ ARTERIOSA. IL SIGNIFICATO PROGNOSTICO DELLA “PULSE WAVE VELOCITY” AORTICA

Un gran numero di studi prospettici ha dimostrato in maniera chiara come la rigidità arteriosa, valutata misurando la PWV aortica (vedi articoli precedenti su www.centrogorssipaoletti.org) abbia una forte relazione con la futura insorgenza di malattie cardiovascolari, relazione almeno in parte indipendente dall’effetto confondente di altri fattori di rischio cardiovascolare.

Valga per tutti un’analisi del famoso studio di Framingham (Circulation 121: 505, 2010) che dimostra come una PWV carotido-femorale elevata si associa a un aumento del 46% del rischio di sviluppare un evento cardiovascolare, anche dopo avere corretto per l’effetto di età, sesso, pressione arteriosa sistolica, terapia anti-ipertensiva, colesterolo totale e HDL, fumo e diabete (Figura). Inoltre, l’aggiunta della PWV a un modello che include i fattori di rischio sopra riportati è in grado di migliorarne significativamente la capacità predittiva dell’insorgenza di eventi cardiovascolari.

Esistono tre ipotesi per spiegare perché la rigidità arteriosa sia un predittore di rischio cardiovascolare così potente. 1) la rigidità arteriosa potrebbe favorire l’insorgenza di malattie cardiovascolari indipendentemente dai fattori di rischio tradizionali; 2) la rigidità arteriosa potrebbe semplicemente rappresentare un marcatore integrato dell’effetto dei fattori di rischio sulla parete arteriosa, ed essere più strettamente correlata ai futuri eventi cardiovascolari rispetto agli stessi fattori di rischio misurati occasionalmente; 3) visto che l’ateroma altera le proprietà meccaniche della parete arteriosa, la rigidità arteriosa potrebbe rappresentare una misura dell’entità dell’aterosclerosi aortica.

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