ENDOARTERIECTOMIA O STENT PER LA PREVENZIONE DELL’ICTUS?

L’incidenza di ictus cerebrale nella popolazione generale è dello 0.2% all’anno, ma aumenta significativamente in presenza di fattori di rischio cardiovascolari (ipertensione arteriosa, diabete, dislipidemia…). L’ictus rappresenta la seconda causa di morte in Italia (con un’incidenza di 132.9/100000 abitanti ogni anno) e la prima causa di invalidità permanente. Circa l’80% degli ictus ha eziologia ischemica, imputabile alla formazione di placche ateromasiche steno-ostruttive nelle carotidi extracraniche; il restante 20% è causato da un evento emorragico.

L’endoarteriectomia carotidea e l’impianto di uno “stent” (retino) carotideo rappresentano due opzioni chirurgiche per la prevenzione dell’ictus attraverso la riduzione della stenosi carotidea. Nel primo caso (figura sin) la procedura prevede l’isolamento della carotide occlusa, l’incisione dell’arteria nei pressi dell’ateroma, la rimozione dello stesso con lo strato più interno della parte vasale e conseguente ripristino della pervietà carotidea e infine la saturazione dell’incisione. Nel secondo (figura dx) viene inserito nell’albero arterioso, in genere dall’arteria femorale, un catetere munito di palloncino, che viene spinto fino alla sede dell’occlusione; qui il palloncino viene espanso, comprimendo l’ateroma sulla parete vasale; all’interno del vaso viene poi posizionato un retino metallico di forma cilindrica (stent) allo scopo di mantenere la pervietà dell’arteria.

I dati relativi all’efficacia delle due procedure nella prevenzione dell’ictus sono conflittuali. Nel tentativo di risolvere la questione P. Sardar e i suoi colleghi hanno eseguito una metanalisi dei dati di 6526 pazienti reclutati in 5 studi con un follow-up medio di 5,3 anni. L’endpoint primario, costituito dalla combinazione di morte, ictus e infarto miocardico periprocedurali e ictus a lungo termine non differisce in maniera significativa fra le due procedure (OR: 1,22; 95% IC: 0,94-1,59). L’impianto di uno stent carotideo determina un rischio superiore rispetto all’endoarteriectomia di sviluppare un qualunque ictus, periprocedurale e a lungo termine (OR: 1.50; 95% IC: 1.22-1.84), che si associa però a un minor rischio di eventi (morte, infarto, paralisi) periprocedurali. L’incertezza continua.

J Amer Coll Cardiol (IF=19.896) 69:2266,2017

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