FISIOLOGIA DEL MONOSSIDO D’AZOTO

Dalla Sonografista del Centro, Samuela Castelnuovo

Una produzione continua di NO è essenziale per il mantenimento della vasodilatazione nell’uomo. Questa dilatazione basale mediata da NO è stata osservata in diversi distretti arteriosi quali le arterie coronarie epicardiche, il microcircolo coronarico e brachiale e il distretto cerebrale, polmonare e renale. NO è anche implicato in numerosi processi che legano la funzionalità endoteliale all’aggregazione piastrinica, all’adesione e alla migrazione dei leucociti sulla parete arteriosa, all’ossidazione delle LDL, alla proliferazione e alla migrazione delle cellule muscolari lisce, all’espressione di fattori di adesione per i monociti e alla produzione di anione superossido.

Una diminuita produzione di NO ha come conseguenza la vasocostrizione, la perdita dell’attività antitrombotica e la perdita delle capacità di controllo dei processi proliferativi delle cellule muscolari lisce. NO può essere inattivato da parte dei radicali liberi dell’ossigeno, principalmente anione superossido, che può essere prodotto dagli enzimi NAD(P)H ossidasi e xantina ossidasi, ma anche dalla stessa NOS in assenza del substrato (L-arginina) o di cofattori come la tetraidrobiopterina (BH4). L’anione superossido reagisce con NO formando perossinitrito (ONOO), potente ossidante che può attenuare la risposta fisiologica mediata dall’NO stesso e produrre effetti inibitori irreversibili nella funzionalità mitocondriale. L’aumento di radicali liberi dell’ossigeno porta, inoltre, alla formazione di LDL ossidate, che, a loro volta, riducono i livelli di NO, sia in modo diretto formando perossinitriti lipidici o in modo indiretto, diminuendo l’espressione di eNOS tramite destabilizzazione dell’mRNA. Una diminuita biodisponibilità di NO promuove la trombogenicità, la migrazione e l’adesione piastrinica sulla superficie endoteliale e un’amplificazione della risposta infiammatoria.

Numerosi studi hanno dimostrato come fattori di rischio cardiovascolari, ipercolesterolemia, ipertensione, diabete, iperomocisteinemia e fumo siano in grado di interferire con l’attività dell’NO con conseguente alterazione della funzionalità vascolare, definita “disfunzione endoteliale”, caratterizzata dall’espressione di molecole adesive alla superficie cellulare e dalla compromissione dell’attività endocrino-paracrina dell’endotelio, con secrezione di sostanze biologicamente attive (citochine, fattori di crescita, radicali liberi, ecc.), che, a loro volta, sono responsabili dell’attivazione dei leucociti e del controllo del tono vasale.

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