OMS. UN MONDO DI SEDENTARI? I PIÙ INATTIVI SONO GLI ADOLESCENTI

I dati OMS indicano che circa un quarto della popolazione è sedentaria e non compie alcuna attività fisica, più le donne (27%) che gli uomini (20%).
Numeri che salgono nei Paesi ricchi dove a non muoversi sono il 26% degli uomini e il 35% delle donne, rispetto al 12% degli uomini e al 24% delle donne nei paesi a basso reddito.
Il calo dell’attività fisica è in parte dovuto all’inattività durante il tempo libero e al comportamento sedentario sul posto di lavoro e a casa. Allo stesso modo, un aumento dell’uso di modalità di trasporto “passive” contribuisce anche a un’attività fisica insufficiente.
E gli adolescenti? I dati indicano una platea adolescenziale che non ama fare attività fisica e che vede una preoccupante sedentarietà nell’81% degli adolescenti di età compresa tra 11 e 17 anni, più le ragazze (84%) che i ragazzi (78%)
La colpa, spiega l’OMS, è imputabile a diversi fattori, di cui molti legati all’urbanizzazione: traffico ad alta densità; bassa qualità dell’aria, inquinamento; mancanza di parchi, marciapiedi e strutture sportive/ricreative; paura della violenza e della criminalità nelle aree periferiche.
Che fare? Diverse le politiche e le azioni da attuare: camminare e andare in bicicletta come forme di trasporto attive da rendere accessibili e sicure per tutti; implementare politiche del lavoro e sul posto di lavoro che incoraggino l’attività fisica; attrezzare le scuole con spazi sicuri e strutture adeguate per consentire agli studenti di trascorrere il loro tempo libero attivamente; aumentare le strutture sportive e ricreative che offrano a tutti l’opportunità di praticare sport.
Si tratta di politiche complesse che richiedono investimenti e azioni concrete e che sulla carta hanno visto predisporre piani ad hoc in otto paesi su dieci dell’OMS, ma che in realtà risultano attive in poco più della metà (56%).
Del resto è dal 2013 che l’OMS ha aggiornato i suoi obiettivi in questo campo, fissando un target neanche troppo ambizioso per il 2025, con la riduzione di almeno il 10% del numero dei soggetti inattivi. E ora è al lavoro per un ulteriore sviluppo del Piano cercando di coordinare ancora meglio gli sforzi con tutte le parti interessate, tenendo conto delle attuali conoscenze scientifiche, delle prove disponibili, dell’esame di esperienze, innovazioni e dei nuovi dati internazionali.

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