LA DIETA MEDITERRANEA ALLUNGA LA VITA. ANCHE NEGLI ANZIANI

Non è mai troppo tardi per iniziare a mangiare sano. E la dieta mediterranea, paradigma dell’alimentazione più salutare, fa bene anche quando non si è più giovanissimi. Lo dice uno studio italiano condotto all’IRCCS Neuromed di Pozzilli. Sono stati analizzati i dati di oltre 5mila anziani partecipanti al progetto Moli-sani, un’indagine che raccoglie informazioni su circa 25mila abitanti del Molise, al fine di individuare i fattori di rischio per malattie come tumori e patologie cardiovascolari e riconoscere gli elementi più protettivi per la salute. In questo caso, 5200 ultrasessantacinquenni sono stati seguiti per una media di otto anni, durante i quali sono stati registrati 900 decessi. Come sapete, un’alimentazione mediterranea abbonda di frutta, verdura, pesce, legumi, cereali e olio d’oliva mentre è scarso l’apporto di carne e latticini. L’aderenza di ciascun individuo ai principi della dieta mediterranea è stata valutata con uno score da 0 (pessima aderenza) a 9 (massima aderenza).

Ogni unità di aumento dello score si associa a una riduzione della mortalità totale (HR=0.94; 95%CI 0.90-0.98) e della mortalità cardio- e cerebro-vascolare (HR=0.91; 95%CI 0.83-0.99). Gli stessi ricercatori hanno anche eseguito una meta-analisi di 7 studi simili, con un totale di 11738 partecipanti e 3874 decessi. In questo caso, ogni unità di aumento dello score si associa a una riduzione del 5% (95%CI 4-7%) della mortalità totale. I risultati mostrano quindi chiaramente che un’alimentazione mediterranea riduce la mortalità pure negli over 65, e che una maggior aderenza alla dieta mediterranea comporta un minor rischio di morte, in modo dose-dipendente.

I ricercatori dell’Istituto Neuromed, analizzando le abitudini di 10mila persone (studiate nell’ambito dell’Osservatorio epidemiologico su alimentazione e salute in Italia, INHES), hanno poi dimostrato che la dieta mediterranea è preferita dagli over 50 e al Sud, ed è scelta più spesso dagli uomini che dalle donne.

 

Brit J Nutr (IF=3.334)120:841,2018.  doi: 10.1017/S0007114518002179

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