LA TERAPIA ANTICOAGULANTE PRIMA DELL’OSPEDALIZZAZIONE È UN FATTORE PROTETTIVO NELL’INFEZIONE DA COVID-19

La polmonite da COVID19 è associata a eventi trombotici e alterazioni a carico dell’endotelio e della coagulazione. Scopo di questo studio è stato valutare se la terapia anticoagulante potesse modificare il rischio di malattia severa da COVID-19.
Tutti i pazienti COVID-19 ricoverati nei reparti di Medicina Interna di 24 ospedali francesi sono stati studiati prospetticamente dal 26 febbraio al 20 aprile 2020. È stato valutato l’effetto della terapia anticoagulante sul rischio di ricovero in terapia intensiva (UTI) e/o sulla mortalità ospedaliera. Sono stati arruolati 2.878 pazienti COVID-19 positivi, dei quali 382 (13.2%) erano in terapia anticoagulante orale prima del ricovero. Il 61% di questi era trattato con dabigatran, apixaban e rivaroxaban.
L’essere sottoposti a terapia anticoagulante prima del ricovero era associato a prognosi migliore (HR 0.70, 95%CI 0.55-0.88), ridotto rischio di ricovero in UTI (HR 0.43, 95%CI 0.29–0.63) e di ricovero in UTI e/o di mortalità intra-ospedaliera (HR 0.76, 95%CI 0.61–0.98). Invece, la terapia anticoagulante, iniziata durante il ricovero, non era associata a nessuno degli indicatori di outcome.
In conclusione, la terapia anticoagulante prima dell’ospedalizzazione risultava associata a migliore prognosi rispetto alla terapia anticoagulante iniziata durante l’ospedalizzazione. La terapia anticoagulante introdotta nelle prime fasi della malattia può prevenire il danno endoteliale e le alterazioni della coagulazione associati a COVID-19, e quindi migliorare la prognosi in questi pazienti.

J Am Heart Assoc (IF=4.605) 2021 Feb 8:e018288. doi: 10.1161/JAHA.120.018624.

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