INVECCHIAMENTO DELL’APPARATO CARDIOVASCOLARE E LONGEVITÀ. MECCANISMI GENETICI

Esistono nel mondo delle aree geografiche (zone blu) in cui la percentuale di centenari è particolarmente elevata; tra queste la Sardegna e Ikaria in Grecia. A Ikaria è stato condotto uno studio epidemiologico (the IKARIA study) che aveva come scopo di evidenziare le caratteristiche individuali e le abitudini di questa popolazione di eccezionale longevità.
Lo studio conferma che, oltre ai meccanismi fisiopatologici descritti nel post precedente, esistono meccanismi genetici ed epigenetici che favoriscono invecchiamento e longevità. Tra essi grande importanza ha la lunghezza dei telomeri. I telomeri sono dei complessi DNA-proteine che incappucciano le porzioni terminali di ogni cromosoma e giocano un ruolo importante nel mantenere la stabilità e l’integrità dei cromosomi. Durante la vita, la maggior parte delle cellule va incontro a numerose divisioni, e la replicazione del DNA è uno step essenziale. Le DNA polimerasi, una famiglia di enzimi responsabile della replicazione del DNA è incapace di indurre la replicazione dell’intero cromosoma, tralasciando i telomeri, una condizione chiamata “end replication problem”. Quindi, ad ogni divisione cellulare la lunghezza dei telomeri diminuisce, una condizione che è favorita dallo stress ossidativo e dall’infiammazione. L’accorciamento dei telomeri è parzialmente bilanciato dall’attività della telomerasi, un compelsso ribonucleoproteico che lega il telomero e promuove la sintesi delle sequenze telomeriche. Nel cuore dei mammiferi l’espressione della telomerasi è scarsa, ma funzionalmente importante; l’attivazione della telomerasi dopo un infarto acuto del miocardio riduce il rischio di scompenso cardiaco e incrementa la sopravvivenza.
Un altro importante processo coinvolto nella modulazione genetica dell’invecchiamento è la cosiddetta ematopoiesi clonale di potenziale indeterminato (CHIP), un processo di mutazione delle cellule staminali ematopoietiche. Le cellule staminali ematopoietiche si dividono continuamente durante la vita e di conseguenza sono maggiormente soggette a mutazioni. Molte di queste mutazioni portano a morte cellulare, ma occasionalmente una mutazione può promuovere la sopravvivenza cellulare e l’espansione di un clone cellulare mutato, propagando il danno. Le più frequenti mutazioni dannose interessano geni implicati nel controllo dell’infiammazione attraverso delle proteine del sistema immunitario innato, e promuovono così l’invecchiamento.
 
J Amer Coll Cardiol (IF=20.589) 77:189,2021. doi: 10.1016/j.jacc.2020.11.023.

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